L'immenso arenile di Marinello, secondo una leggenda, è frutto di un miracolo.
Si racconta, infatti, di una donna che andò in pellegrinaggio a chiedere grazia alla Madonna, ma che rimase delusa dal colore nero della statua. Quando uscì dalla chiesa, si recò sul piazzale, dove espresse entusiasmo per l'ameno luogo e un irriverente apprezzamento per la Madonna: “Sono venuta da tanto lontano per vedere una Madonna nera e brutta, tanto più brutta di me?” esclamò.
In quel momento si sporse un pò troppo dalla balaustra, e il bimbo che teneva in braccio, le sfuggì. La paura della donna fu tale, che mentre il bimbo cadeva veloce come un proiettile verso il mare, la sua voce, disperata, emise un'invocazione: - “Madonnina mia, aiutami tu!”.
La Madonna ascoltò quella voce di mamma, tanto che il mare accolse il bimbo come fosse una culla. Si ritirò dolcemente, senza che lo facesse affondare, e dall'acqua, emerse una lunga lingua di sabbia, dove ritrovarono il bambino intento a giocare a palla come se nulla fosse accaduto.
Così, la leggenda racconta, si creò la laguna di Marinello.
Le origini della statua della Madonna Nera sono legate ad una leggenda, secondo la quale la scultura, trasportata per mare, impedì alla nave di ripartire dopo che si era rifugiata nella baia di Tindari per sfuggire alla tempesta.
I marinai, depositarono a terra via via il carico, pensando che fosse questo ad impedire il trasporto, e solo quando vi portarono anche la statua, la nave poté riprendere il mare.
La statua venne quindi portata sul colle soprastante, dentro una piccola chiesa che dovette in seguito essere più volte ampliata per accogliere i pellegrini, attratti dalla fama miracolosa del simulacro.
Nel 1094 il conte Ruggero eresse a Patti il monastero benedettino del SS. Salvatore, con annessa una chiesa intitolata a S. Bartolomeo.
Nel 1131 il suddetto monastero (insieme al monastero benedettino di Lipari) divenne sede vescovile e la chiesa di S. Bartolomeo fu elevata a Cattedrale.
Le origini del Capitolo della Cattedrale però risalgono al 1399 quando papa Bonifacio IX divise la Diocesi di Lipari e Patti in due distinte sedi vescovili.
Il primo Vescovo di Patti ottenne così un proprio Capitolo regolare, la giurisdizione su cinque comuni e su metà del territorio di San Salvatore di Fitalia.
Durante il XVI e il XVII secolo la comunità monastica della città giunse ad attraversare un periodo di profondo decadimento tale da indurre il Vescovo Vincenzo Napoli ad ottenere nel 1648 la secolarizzazione del Capitolo.
Le ceramiche artistiche Pattesi rappresentano una delle maggiori attrattive dell'artigianato siciliano.
Molteplici sono le tipologie di manufatti prodotti e destinati ad usi quotidiani ed industriali, la cui tradizione si tramanda da generazioni, con tecniche di lavorazione che ancora oggi costituiscono il vanto delle popolazioni locali.
Il Museo delle antiche ceramiche Pattesi, situato all'interno della Villa Pisani a Patti Marina, contiene una raccolta di oltre 650 oggetti dalle infinite varietà di forme, colori e stili, che compongono parte del patrimonio artigianale del comune nebroideo.
Sono esposti vasi, piatti, pentole e altri contenitori utilizzati per la conservazione dei cibi. Da segnalare un salvadanaio in ceramica di fine '800.
E' la prima meraviglia dei monumenti di Taormina. Creato dai greci ( III sec. a.C.), fu riedificato e ampliato in epoca romana. Il Teatro Greco di Taormina è stato uno dei centri più vivi della cultura greca, ed ancora oggi come allora porta in scena una varietà di spettacoli. L'acustica di questa cavea, dalla perfetta sonorità, permette anche agli spettatori dell'ultima fila di apprezzare la musica dei concerti dei grandi artisti, che ogni anno si esibiscono nel teatro. Il teatro di Taormina è oggi meta di tantissimi turisti che vogliono conoscere la grandiosità di quest'opera e godersi l'incantevole suggestione del paesaggio che la circonda.
| Sono state definite le "sette perle del mediterraneo", questo perchè sono isole di straordinario fascino. Si tratta di vulcani sempre attivi e quando ci si avvicina non si può fare a meno di essere invogliati ad esplorarle. | Panarea è la più piccola ma anche la più frequentata da giovani ed offre una vita notturna niente male.
Le origini preistoriche sono documentate sia dai ritrovamenti nella contrada Casalini che dalle rudimentali abitazioni scavate all’interno della roccia Sperlinga presso San Basilio. Uno scritto dl Bernabò Brea del 1948 documenta il ritrovamento di un riparo sotto tale roccia dove è stato rinvenuto un notevole numero di frammenti di ceramica e di vasi, oggi custoditi nel museo di Lipari; il riparo (era mesolitica siciliana) per l’importanza dei reperti rinvenuti costituisce una notevole unità archeologica. Per tale motivo la Soprintendenza ha sottoposto a vincolo archeologico l’intero complesso.Tra storia e leggenda si ha motivo di ritenere che oltre 2000 anni prima di Cristo, in contrada Grottazzi, tutt’ora esistente, abitassero i Ciclopi.
Un casale denominato Cristina o Crizzina risalente al periodo normanno-svevo costituì l'insediamento originario del centro.
Le prime notizie storiche certe si rinvengono in un diploma datato 1324 con cui Federico II d'Aragona ordina la ricostruzione di un (preesistente) castello. L'abitato che si sviluppò intorno al fortilizio venne rinominato Castro (dal latino castrum = castello, fortezza) ed in seguito Castroreale (perché residenza preferita del re Federico II d'Aragona) e rimase sempre città demaniale accrescendo nel corso dei secoli la propria importanza, prosperità economica ed estensione territoriale grazie anche alla posizione strategica che rivestiva sia nel sistema di fortificazioni poste sul versante tirrenico a difesa della Piana di Milazzo che nel sistema dei collegamenti con i centri fortificati del litorale ionico, tramite i percorsi interni alla catena dei Peloritani.
Quasi al confine tra le province di Messina e Palermo, a soli 70 metri sul livello del mare, sorge Santo Stefano di Camastra, meglio conosciuto come “il paese delle ceramiche”. Una cittadina molto caratteristica, unica nel suo genere.
Per le vie, piene di negozi, è possibile ammirare ovunque ci si volti: vasi, piatti, mattonelle, applique, mosaici, souvenir, tutto realizzato nella raffinatissima e coloratissima ceramica stefanenze.
Le maioliche delle piazze, i numeri civici delle case, le insegne ed i pavimenti dei locali, tutto in ceramica, fungono da cornice alla peculiare cittadina.
E' possibile visitare i laboratori privati d'alcuni ceramisti e la scuola d'arte per la ceramica. Da visitare: il Duomo, costruito nel 1685, contenente bellissime statue e dipinti del '600 e del '700; la Chiesa di Maria SS. Della Catena, contenente la tomba del Duca di Camastra, il Palazzo Sergio, sede del Museo della Ceramica ed il Palazzo Armao, con all'esterno frontoni neoclassici e decorazioni in ceramica.
Da non perdere la festa della patrona, Santa Cecilia, il 22 Novembre; il Pellegrinaggio al Letto Santo e la festa dell'Addolorata, nella terza Domenica di Settembre.
È situato sulla costa siciliana settentrionale, a circa 70 km da Palermo, ai piedi di un promontorio roccioso. È uno dei maggiori centri balneari di tutta la provincia; nonostante le sue dimensioni, ogni anno attrae milioni di turisti provenienti da ogni parte della Sicilia e anche, in genere, da tutta l'Italia ed Europa. Nel periodo estivo la popolazione arriva anche a triplicarsi, rendendo affollate le principali piazze e le strade più importanti del paese.
La cittadina, che fa parte del Parco delle Madonie, è inclusa nel club de I borghi più belli d'Italia, ossia un'esclusiva associazione di piccoli centri italiani che si distinguono tra l'altro per grande interesse artistico, culturale e storico, per l'armonia del tessuto urbano e la vivibilità.
L'Etna è il vulcano attivo più alto del continente europeo e uno dei maggiori al mondo. La sua altezza varia nel tempo a causa delle sue eruzioni, ma si aggira attualmente sui 3.340 m. s.l.m..
Il suo diametro è di circa 45 chilometri.
Leggende L'Etna era conosciuto nell'età romana come Aetna, nome che fu anche attribuito alla città di Catania, che deriva dalla parola greca aitho (bruciare) o dalla parola fenicia attano.